Qualche giorno fa è arrivata a casa la “vetrina da banco” che andavo cercando da mesi e mesi, per poterci mettere dietro le mie (poche) statue di PVC.
E’ talmente difficile da trovare un oggetto del genere, che l’ho dovuta far produrre su misura, per fortuna un conoscente lavora in una vetreria e me l’ha potuta procurare a un prezzo onesto.
Ho fatto qualche foto frettolosa, che, tra la macchina che per qualche motivo non vuole scattare le foto quando serve (se la punto un secondo dopo verso il pavimento funziona) e i vari riflessi del vetro, non sono venute un granchè.
Magari ne aggiungo altre fatte meglio in seguito, intanto:

Claymore:

Aria The Animation:

Shakugan No Shana, comprate direttamente in Giappone:

C’è ancora un po’ di spazio da riempire…

Claymore è ambientato in una sorta di epoca fantasy in stile europeo, in cui molti villaggi si ritrovano spesso a dover fare i conti con degli “Yoma”, dei demoni che mangiano le persone per poi assumere le loro sembianze rendendosi così poco identificabili.
Per uccidere queste creature, i capi dei villaggi si rivolgono a una specie di misteriosa società che, dietro lauto pagamento, inviano loro una o più “Claymore”, delle guerriere in parte umane e in parte Yoma in grado di riconoscere questi esseri anche quando sono mascherati da esseri umani.
Un anime interessante, che propone un buona buona quantità di azione e di dinamismo (anche per quel che riguarda la trama e i personaggi) senza rinunciare a elementi “seri” come il character design.
I disegni sono abbastanza d’effetto anche se non “esagerati” e le musiche si adattano molto bene all’atmosfera dell’anime, comprese le sigle di apertura e di chiusura.

Per gli amanti delle statue di PVC, ce n’è una prodotta da Megahouse che è veramente notevole:
http://ep.yimg.com/ca/I/yhst-6484889671099_2135_107441248.jpg

Tra l’altro di recente i diritti d’autore per questa  serie in Italia sono stati acquistati…

Una mia amica condivide lo sdegno di un blog femminista nei confronti di una pubblicità, in cui, che novità, compare una delle solite veline/modelle anonime (e pure brutte, a mio avviso); lo sdegno riguarda una presunta “offesa al corpo femminile”, trattato come un oggetto da mettere in vendita e come un mezzo per attirare più clienti possibili.
Questa pubblicità sarebbe dunque, secondo il blog, un'”offesa al corpo femminile” (occhio, rullo di tamburi).
Premetto che non sono maschilista e che anzi, secondo me, se si considerano a caso 100 persone di un determinato paese occidentale (e soprattutto dell’Italia), credo che la maggior parte delle persone arroganti, presuntuose, volgari et similia sarebbe di sesso maschile.
Ciò detto, riguardo alla pubblicità, mi sorge un dubbio: su cosa si fonda l’atto di prendere la modella come simbolo proprio di una determinata categoria di cui fa parte, in questo caso le donne, e non di un’altra?
Questa tizia è un essere dotato di arti, un essere umano, una donna, una modella, una tizia che compare in una pubblicità, una tizia magra, etc etc.
Per quale motivo il degrado della pubblicità dovrebbe essere esteso proprio e solo alle donne in generale, e non solo alle modelle, o solo alle donne con i capelli lunghi e castani come i suoi? O, più logicamente, perchè non soltanto alla tizia suddetta?

Una mia amica durante una conversazione su msn, ha detto una cosa interessante; frequento da più di un anno l’università, tramite cui ho conosciuto molte persone nuove e, lei dice, mi dovrà pur essere capitato di pensare “quella mi piace”.
Che cosa significa “quella mi piace”? Che apprezzo il suo carattere? Che mi faccio un sacco di risate parlandoci insieme? Che la gradisco fisicamente?
Sicuramente sì, ma mi sembra un po’ poco.
Vorrei capire cos’è ‘sto fattore che giustifica l’uso comune, che io stesso adottai (ci mancherebbe), di definire il/la proprio/a partner “l’unico”, anche ma non per forza a fronte di una quantità notevole di relazioni precedenti.
E’ chiaro che se così non si facesse, le suddette relazioni perderebbero di significato; tuttavia, una relazione che si basi su affinità che si trovano comunemente in due amici, perde di significato anch’essa. O forse no.
Naturalmente, direi che non può esserci, come mi è capitato di sentire, uno statuto a sè stante dell'”amore”, di per sè sufficiente a giustificare la scelta netta di un potenziale partner rispetto ad un altro; se così fosse, due persone che si odiano su tutti i fronti potrebbero tranquillamente “amarsi”.
E’ già un post abbastanza lungo, per un argomento di cui mi interessa molto poco, si addice di più a tredicenni che vogliono fare i romantici su facebook…
Un paio di anni fa avrei giudicato codesta questione di primaria importanza, e ritenevo inoltre di averne una visione ben chiara, forse per lo stesso errore di ritenerla cosi fondamentale…

Qualche giorno fa sono arrivate le opere che ho vinto nei mesi scorsi; date le esagerate spese di spedizione e una nuova ingiustificata assicurazione obbligatoria su ogni pezzo, avevo chiesto all’associazione di tenermi le stampe da parte fino a quando ne avessi acquistate un certo numero, nonchè di limitare gli acquisti da quel sito.
Comunque, ecco qui le opere in questione, niente di eccezionale eh…
(le immagini piccole sono link per quelle più grandi, naturalmente)

Hiroshige II
48 Views Of Edo #15

Hiroshige II
48 Views Of Edo #30

Unread Fan Print

Anonimo dipinto su seta

Toshikata
36 Customs Of Women

Kono Bairei
Jays And Chrysantemums

Intanto le altre, escluso il kakemono (stampa su rotolo) devono ancora essere appese da qualche parte…

E’ da più di un mese che non posto! Insomma, in Agosto non è che avessi molta voglia di mettermi a scrivere; però ho un bel po’ di cose da dire, spero nei prossimi giorni di aggiungere qualche post più interessante di questo…

Un mio amico, qualche settimana fa, ha dovuto mandare il computer da un tecnico, poichè si era guastato.
Essendo questo tizio parecchio un nerd dei videogiochi, gli ho prestato il mio buon vecchio Nintendo 64, con cui ha, a ragione, provato The Legend Of Zelda: Ocarina Of Time, se non altro per “dovere d’ufficio”, dato che nel mondo dei videogiochi se ne sente spesso parlare.
Poichè sul suo televisore ‘sto Nintendo laggava, nelle settimane successive ho invitato questo tizio qui in casa per continuare la partita che aveva iniziato, e qui arrivo a dire quelle due ciance che volevo dire, per le quali ho dovuto aggiungere questo inutile prologo.
Il suddetto tizio, giocando a OOT, mi ha fatto notare un sacco di pecche “tecniche” del gioco, che sicuramente lui nota di più, essendo abituato a giocare ai prodotti usciti da qualche mese.
Ha detto che la telecamera offre spesso inquadrature indecenti, che non c’è “possibilità di scelta” (avrebbe voluto saltare il Thieves Hideout), che la spada doveva stare in A e l’azione in B, che il salto non doveva essere automatico, che gli stivali dovevano poter essere messi nei tasti C (beh, questo in effetti poteva essere una buona idea).
Si vede proprio, insomma, che non ci ha giocato all’epoca in cui è uscito.
Come si fa a pensare a questi dettagli mentre si cammina di notte a Kakariko, o al Lon Lon Ranch? O mentre si vaga più o meno smarriti nel Tempio Dell’Acqua?
Sembra davvero che viviamo nell’epoca dell’analisi… spesso penso che certi effetti sonori di OOT andrebbero molto bene come “colonna sonora” ad alcune xilografie Shin Hanga…

There are both Italian and English versions for this article; remember, though, that my English is far from perfect.

Ho appena ottenuto il dodicesimo kyu su Shogi Dojo, il sito più grande dove giocare a Shogi online; la maggior parte dei suoi utenti sono giapponesi ed è utilizzato da giocatori di tutti i livelli; ho persino conosciuto un insegnante di Shogi che, a differenza della maggior parte dei giapponesi, sa parlare un inglese comprensibile.
La vittoria è arrivata grazie al mio Drago (sono riuscito a promuovere la Opposing Rook iniziale) sulla stessa linea del suo re, con un Alfiere calato a minacciare il suo Generale d’Oro, che non si poteva muovere perchè avrebbe mandato il Re sotto la minaccia del Drago.

L’avversario ha aperto con un direttissimo Static Rook e Climbing Silver, a cui ho risposto muovendo la mia Torre in Opposing Rook; abbiamo scambiato gli Alfieri dopo che ho aperto la diagonale, subito dopo l’ho calato al centro e ho guadagnato un Lancia, che si è rivelata utile più tardi per costringerlo a sacrificare il suo Alfiere per salvare la sua Torre.

Ho registrato la partita dalla mossa 31, il video può essere scaricato qui:
http://www.megaupload.com/?d=6U5COX1F

Spero che sia gradito e sono ovviamente ben accetti commenti sulla partita (o su qualunque altro argomento).

English Version

I have just obtained the twelfth kyu on the Shogi Dojo website, which is the largest online place to play Shogi; most of its users are Japanese and it’s used by players of all levels; I have even met a Shogi teacher who is able to speak a decent English, unlike most Japanese.

The opponent opened with a straight forward Static Rook and Climbing Silver strategy, to which I replied by going into Opposing Rook; we exchanged Bishops after I opened the diagonal, I dropped it in the center square and gained a Lance, which proved useful in the late game to force him into sacrificing his Bishop to save his Rook.
The winning came from my Dragon (managed to promote the opposing Rook) staying on the same line of his King, while threatening his Gold General, which couldn’t move because of the Dragon.

I recorded the game from move 31, the video can be downloaded here:
http://www.megaupload.com/?d=6U5COX1F

I hope you enjoy it and please feel free to post any comment about the match (or about anything).

This article is available in both English and Italian; though, my English is far from perfect.

A friend of mine told me she couldn’t explain the notion of notion; I pointed out that, to explain it rationally, we should  make use of other notions, thus after an explanation of this type, the question would remain the same; Hegel points out that, in the relation between subject and object, the subjects places something (for example, a method) in between himself and the presumed object, so that the deriving knowledge is the appearance of the object throught the method, and not the object in itself.
Our idea of a tree is not a tree.

“Like a blade that cuts but can’t cut itself;
like an eye that sees but can’t see itself”
 (Zenrin Kushu)

Una mia amica mi ha detto di non riuscire a spiegare il concetto di concetto; le ho fatto notare che per spiegarlo razionalmente dobbiamo far ricorso ad altri concetti, per cui dopo una spiegazione di questo tipo la questione rimane la stessa; Hegel fa notare che, nel rapporto tra soggetto e oggetto, il soggetto pone qualcosa (un metodo, ad esempio) tra sè e il presunto oggetto, per cui la conoscenza che ne deriva è l’apparire dell’oggetto attraverso il metodo, e non l’oggetto in sè.
La nostra idea di un albero non è un albero.

“Come una lama che taglia ma che non può tagliare se stessa;
come un occhio che vede ma che non può vedere se stesso”
 (Zenrin Kushu)

Tameshigiri Day è un evento organizzato da un sesto dan di Iaido, nonchè collezionista e commerciante di Katana famoso a livello nazionale, avendo anche pubblicato un libro appunto sulle spade giapponesi.
A questo incontro ho avuto la possibilità di provare due attività che, sebbene strettamente connesse con lo Iaido, non fanno parte del normale programma di allenamento, tant’è vero che è stata la prima volta che ho potuto praticarle.
Una è appunto il Tameshigiri, delle “prove di taglio”, che consiste nel tagliare un rotolo di paglia (nel nostro caso una stuoia) o un pezzo di bamboo posto verticalmente su un sostegno che lo tenga all’altezza corretta.
L’altra, che non mi ricordo come si chiama, consiste invece nell’esecuzione di alcune figure di combattimento a coppie, usando ovviamente non delle Katana o degli Iaito (delle spade non affilate che si usano comunemente per lo Iaido)  ma dei Bokken (spade di legno); ricordo che nella pratica di Iaido le figure vengono eseguite da soli, immaginando gli avversari.
Da sottolineare anche la casa dell’organizzatore, con i bamboo nel giardino e un sacco di xilografie kakemono (montate su un rotolo di carta lungo e stretto), nonchè ovviamente alcune Katana.
Dal punto di vista dello Iaido, è servito a capire quanto effettivamente la forza utilizzata per tagliare sia irrilevante, paragonata alla correttezza della tecnica; infatti l’efficia di un taglio con una Katana dipende da quanto si riesce a farla tagliare piuttosto che a farla “colpire”… la forma curva della lama favorisce proprio questo utilizzo.
A parte tutta l’attività, la solita atmosfera gradevole degli incontri della comunità italiana di Iaido, in cui si vedono un po’ sempre le stesse persone (pochi ma buoni), ha fatto la sua parte nel rendere la giornata “worth waking up at 6.20 am”.
Magari posterò delle foto, quando me le manderanno.

E’ da un po’ che non scrivo; e visto che questo blog scarseggia di contenuto strettamente soggettivo, ho deciso di proporre qui un articolo che ho scritto qualche mese fa per un altro blog, non mio; riguarda il libero arbitrio, una questione di cui mi sono trovato spesso a discutere con i miei compagni di università.

Dunque, la domanda è abbastanza lineare.
Esiste il libero arbitrio? Esiste ciò che comunemente si chiama “scelta”? Esiste la possibilità di comportarsi in modo diverso da come, di fatto, ci si comporta?
Per considerare la questione si può partire dalla visione cosiddetta “determinista”, la quale afferma che per ogni evento ci sono delle cause, ivi comprese le “scelte” umane; è un po’ il “principio di ragion sufficiente” di Leibniz.
Ad esempio, un goloso che si trovi di fronte alla possibilità di mangiare una fetta di torta o una pesca, sceglierebbe, secondo questa visione, la torta se in quelle condizioni sarà più forte la sua tendenza a mangiare molti dolci, la pesca se invece prevarrà il desiderio di non ingrassare.
Dunque la “scelta” non sarebbe altro che la presa di coscienza della propria volontà e le scelte sarebbero causate/determinate, in linea generale, dalle caratteristiche innate ed acquisite dell’agente e da condizioni esterne.
Non sto ad anticipare e discutere quali potrebbero essere le varie obiezioni e implicazioni possibili su questo argomento, in quel caso sarebbe più adatto scrivere questo articolo in un diario piuttosto che su un blog, farei però notare la conseguenza di una generica negazione del determinismo, che costringe ad accettare che le presunte scelte e le relative azioni umane “semplicemente accadano”, senza una causa precisa.
Sembrerebbe dunque che un’affermazione del libero arbitrio tolga all’uomo maggior libertà e padronanza delle proprie azioni piuttosto che accettare che esse siano determinate.